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Pio Cella Verzegnis

I cosacchi in Carnia: l’incontro a Verzegnis con il testimone Pio Cella

Intervista esclusiva al signor Pio che visse i mesi dell'occupazione cosacca a Verzegnis

da Sara

Chi sono i cosacchi e il loro ruolo militare

La vicenda dell’occupazione dei cosacchi in Carnia rappresenta un capitolo della più vasta storia che riguarda centinaia di migliaia di soldati dell’Urss. Essi sin dal 1942 collaborarono con le truppe naziste contro lo stalinismo e il comunismo. Si trattava di fare leva sulle rivendicazioni nazionaliste delle numerose etnie che componevano il mosaico dell’Unione Sovietica e sul sentimento religioso, specie musulmano, mortificato e represso dalla politica della dirigenza sovietica. Nella seconda metà del 1942 Hitler accettò suo malgrado di avere aiuti e rinforzi da parte degli oppositori del regime staliniano tra cui appunto i cosacchi, popolo nomade proveniente dalle aree sud-orientali della Russia europea.

Da sempre i cosacchi volevano difendere la loro libertà ed autonomia, la loro cultura e i privilegi che gli zar avevano finito per riconoscere. Il regime sovietico con la collettivizzazione dell’agricoltura aveva invece brutalmente cancellato ed annullato privilegi, identità, tradizioni e ogni anelito di autonomia delle comunità cosacche. L’Armata cosacca formatasi in Bielorussia nel 1943, trasferita in Polonia nel 1944 venne poi impiegata in Carnia con la promessa da parte dei tedeschi- a guerra finita – di concedere loro questa terra e trasformarla in Kosakenland.

All’inizio dell’ottobre del 1944 i nazisti con l’intento di contrastare nell’Alto Friuli e nella Carnia il movimento partigiano, mandarono reparti di cosacchi in Carnia a presidiare i paesi friulani. Le genti di tanti paesi vennero forzatamente sfollate: furono costrette a rifugiarsi sugli stavoli in montagna o a cercare ospitalità in altri comuni per lasciare le proprie case ai presidi militari e alle famiglie cosacche. In altri paesi, tra cui Verzegnis, l’occupazione cosacca si trasformò in una coabitazione forzata. Tutto ciò durò fino all’aprile del 1945.

Il racconto del signor Pio Cella sui cosacchi in Carnia

Durante il nostro viaggio lungo il Tagliamento siamo riusciti a parlare con il signor Pio Cella – che attualmente vive in Francia ma che d’estate torna nella sua terra natia, Villa di Verzegnis – e ad intervistarlo. Abbiamo colto l’occasione al volo per incontrarlo e farci raccontare ciò che ha vissuto e che qui trascriviamo.

All’epoca dei fatti il signor Pio aveva 13 anni e riporta i suoi ricordi in questo scritto che vi proponiamo, intitolato “I Russi a Villa di Verzegnis“

Già nel mese di luglio e agosto del 1944 si sentiva parlare di “russi” accampati ad Amaro, Osoppo, Trasaghis, che facevano delle incursioni a Tolmezzo; ma è ai primi di ottobre del 1944 che superarono la cittadina di Tolmezzo presidiata dai reparti della Wermacht e delle SS irrompendo nella valle del But. Verso la fine di novembre mi trovavo nel campo per raccogliere e sistemare i paletti dei fagioli per l’anno venturo quando nella strada che da Chiaulis porta a Villa di Verzegnis vidi sbucare lentamente una lunga colonna di carri con copertura di tela e trainati da cavalli e cammelli, seguiti da gente a piedi. Terminai il carico e svelto mi affrettai verso casa. Erano le 17.30: fuori la luce del giorno calava e mi misi al riparo vicino al fuoco.

Sentivo dalla finestra un rumore di carri, un mormorio di persone che parlavano ad alta voce con parole incomprensibili

Guardai dalla finestra carri sostati lungo la strada e poi anche nel cortile, dai quali venivano scaricati dei bagagli. Improvvisamente i russi entrarono in cucina da padroni. Deposero i bagagli, si sedettero guardandoci negli occhi, parlando una lingua di cui non capivamo nulla. Venne l’ora di cena: minestra e patate con formaggio. Anche loro estrassero dai loro fagotti del pane e uno strano companatico. Gli offrimmo delle patate e con un sorriso ripeterono “spasibo, spasibo”. Dopodiché si misero a dormire. Il giorno seguente chiesero di sistemarsi nella stanza adiacente alla cucina e in una camera al piano superiore. La sera precedente si erano introdotte sette persone ma ne rimasero quattro, due per locale inclusa una donna in stato interessante.

Durante il giorno i nuovi arrivati di spartirono le case nelle quali si sistemarono

In seguito nel villaggio trasformato in presidio, lentamente venne a stabilirsi una certa familiarità fra i valligiani e gli invasori. Le abitazioni erano sovraffollate e molti dormivano al piano terra, nei corridoi. L’aria per le vie odorava di fieno, d’aglio, di carne lessata e venne introdotto il coprifuoco dalle 20 alle 6. Li chiamavano cosacchi ma in realtà si trattava di un miscuglio di etnie distinte, soprattutto di religione musulmana ortodossa, ceceni, azerbaigiani, daghestani.

I cosacchi si distinguevano secondo la loro provenienza: cosacchi del Don, del Kuban, del Terex, asiatici

A causa della convivenza forzata iniziarono a sorgere i primi problemi, come ad esempio quello del fieno destinato ad alimentare i cavalli: durante il giorno venivano portati al pascolo nelle campagne, ma la notte comunque molti fienili venivano “visitati” per razziare le scorte di fieno depositato dai valligiani per il sostentamento delle vacche. Si pose inoltre il problema del riscaldamento: ci chiesero arnesi da taglio e si misero ad abbattere meli, peri, noci: era legname di facile approvvigionamento perché vicino all’abitato,  ma per noi prezioso perché ci forniva la frutta.

 

Assistetti al primo funerale, con la salma trasportata in cimitero a bara scoperta e poi chiusa sul ciglio della fossa. Come pure alla nascita di un bambino, secondo una modalità che non avevo mai visto in precedenza: la madre in piedi, nella posizione che di solito si adotta al gabinetto…La settimana seguente fui invitato al battesimo di rito ortodosso, con l’immersione del neonato in una bacinella, accompagnata da preghiere e benedizioni: al bimbo venne assegnato il nome Logna.

 

In quel periodo il nostro divertimento era recarci la sera in campagna con gli occupanti per recuperare i cavalli al pascolo

e cavalcare fino in paese, ma erano sempre loro ad indicarci quali cavalli cavalcare, perché certuni erano ammalati di quella che noi chiamavamo rogna: dalle ferite sulle zampe scorreva una secrezione giallastra che veniva curata portando l’animale in un casolare composto di una sola stanza: dalla finestra introducevano nella ferita un bastoncino che reggeva un pezzo di zolfo acceso che cauterizzava ed arrestava la fuoriuscita del pus.

Giunse in quei giorni a Villa di Verzegnis il generale Pëtr Nikolaevič Krasnov

assieme alla moglie Lidia Fedeorovna. Scortati da agili cavalieri ed ufficiali, in una carrozza coperta, presero dimora nella locanda “Stella D’Oro”, dove due guardie consentivano l’accesso solo a chi fosse munito di lasciapassare del comando ufficiali.

Krasnov, comandante supremo dei cosacchi, politico e militare, già generale d’armata della controrivoluzione zarista, intrattenne solamente qualche breve colloquio col parroco di Verzegnis, Don Graziano Boria, al quale fece dono di un suo libro con dedica in italiano. Il reverendo Don Boria mi teneva come suo primo aiutante e chierichetto, lasciandomi in sagrestia a sorvegliare mentre egli si recava a celebrare le funzioni religiose.

piantina Villa di Verzegnis

Ricostruzione della pianta del villaggio di Villa di Verzegnis durante l’occupazione cosacca. Pio Cella.

Fu Don Boria, schietto e loquace, ad intercedere con l’Atamano per mitigare le ruberie e gli stupri in tutto il presidio cosacco

Fu creata una convenzione per la quale ogni famiglia doveva consegnare 10 kg di fieno per evitare il calpestio della campagna. I cavalli trovati isolati nella campagna li accompagnavamo davanti all’abitazione del capo presidio il quale si occupava di rintracciare il proprietario per ammonirlo sul mancato rispetto della convenzione. Krasnov usciva una o due volte alla settimana, sempre scortato dai suoi cavalieri per recarsi a Cavazzo,  luogo di molte riunioni d’ufficiali. A Tolmezzo era invece di stanza il comandante militare cosacco generale Domanov.

Nel frattempo continuava la convivenza dei paesani con le tradizioni e le usanze degli occupanti

Dopo una riunione tra gli ufficiali e l’Atamano Domanov, di cui non si seppero le ragioni, nel tardo pomeriggio del 27 aprile vidi un manipolo di cosacchi al posto delle comunicazioni di presidio. Curioso di capirne il motivo mi avvicinai e udii il capo presidio – da noi soprannominato “il Barbon”, avvolto da un grande mantello di ermellino di colore bianco – che annunciava di voler ricevere un interlocutore dei partigiani.

Dopo 10 minuti di attesa sbucò da via Cadore un uomo piccolo e tarchiato con il fazzoletto verde della Brigata Osoppo che reggeva un bastone su cui era fissato un fazzoletto bianco. Costui interloquì col capo presidio in lingua francese. Chiese alle truppe occupanti di deporre le armi perché la guerra era finalmente terminata con la resa tedesca.

Il 29 aprile suonate le campane per la messa del mattino, arrivò il parroco Don Boria per annunciare la fine delle ostilità

e invitarci ad issare una bandiera sul campanile. Così feci mentre Don Boria si preparava per la celebrazione della messa. Entrarono però in fretta e furia due ufficiali cosacchi e ci condussero al portone della locanda “Stella d’Oro”. Un ufficiale salì al primo piano da Krasnov. Al loro ritorno ci ordinarono di togliere la bandiera finché loro fossero stati in paese. Don Graziano venne trattenuto fino a quando non eseguimmo gli ordini.

Osservammo tutti gli atteggiamenti dei nostri invasori, numerosi commenti si scambiarono tra di loro. In silenzio rifecero i bagagli, li caricarono sui carri trainati da cavalli e cammelli e se ne andarono il 30 aprile 1945 verso Villa Santina. All’alba del primo maggio smantellarono il quartiere del generale Krasnov. Nella locanda non rimase alcuna traccia del soggiorno dell’Atamano che partì senza chiasso da Villa di Verzegnis.

La fine dei cosacchi

Quando i cosacchi si ritirarono dalla Carnia andarono verso il Passo di Monte Croce Carnico per raggiungere l’Austria e prendere il treno che li riportasse in Russia. Braccati dalle truppe sovietiche, molti si suicidarono piuttosto di rientrare in Unione Sovietica.

cosacchi a Lienz

Cosacchi a Lienz dopo la resa e prima della consegna ai sovietici.

Ringraziamo di cuore il signor Pio Cella per questa testimonianza sui cosacchi in Carnia. Vi invitiamo ad andare anche a Timau al museo sulla Grande Guerra dove al primo piano si trova una sala dedicata a questo popolo e a questa vicenda così  delicata.

Pio Cella celebrazione con Cosacchi

Pio Cella ad una celebrazione in ricordo dell’occupazione cosacca

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51 commenti

Luigino 06/01/2022 - 08:38

Mia mamma che era classe ’34….non ha mai parlato male dei cosacchi, “era povera gente” come noi e tanti pidocchi 😅

Risposta
Sara 06/01/2022 - 13:18

Grazie della testimonianza.

Risposta
Enza 06/01/2022 - 08:39

È importante far conoscere questi avvenimenti, di cui nel nostro territorio si sa poco. Un sentito grazie a voi che siete riusciti a trovare un testimone di quel periodo!

Risposta
Sara 06/01/2022 - 13:18

È storia! Grazie del commento.

Risposta
E 11/10/2024 - 13:13

Ho un amico che mi disse tempo fa che aveva fatto il controllo del DNA che gli dava di sangue Russo- asiatico ,i nonni e parenti vissero in Carnia, e infatti gli feci notare che rispetto al fratello aveva il viso e occhi da asiatico-Tataro

Risposta
Arrigo 06/01/2022 - 17:01

Sig. Pio CELLA, mi chiamo Arrigo Boria classe1937, nipote di Don Graziano BORIA, forse si ricorda di me. Le segnalo un mio ricordo, di un episodio avvenuto nel 1944 a Gemona, dove mia madre Cristina, sorella del parroco, gestiva una Osteria. Giunse una carrozza trainata da 4 cavalli, governata da un cocchiere cosacco che accompagnava il parroco di Verzegnis, Don Graziano Boria, e un personaggio alto due metri con la barba folta che veniva chiamato il Pope dei Cosacchi. Il motivo di questa visita era mirata all’approvigionamento di generi alimentari e di vino bianco per le celebrazioni delle Sante Messe.

Risposta
Sara 08/01/2022 - 12:50

Farò recapitare il Suo messaggio al signor Pio. Grazie per averlo condiviso.

Risposta
Daniele 07/01/2022 - 11:10

Mia madre classe 1919 li ha visti e mi ha raccontato, ricorda un Atamano con mantello di astrkan nero su cavallo bianco…..ad Ampezzo in piazza

Risposta
Sara 08/01/2022 - 12:50

Sono ricordi preziosi da conservare. Grazie.

Risposta
Giampaolo 07/01/2022 - 12:45

TolmezzinoClasse 1936. Della mia casa in via Generale Cantore vennero requisite due stanze, assegnate una a un fficiale che la usava solo per dormire, e una a una famiglia di tre persone che la usava come fosse un appartamento. Il comportamento di quelle persone fu irreprensibile, il loro ricordo estremamente positivo, e la commiserazione per la triste fine tuttora viva.

Risposta
Sara 08/01/2022 - 12:49

Grazie per la sua testimonianza.

Risposta
Paolo. D ‘Angeli 09/04/2022 - 16:58

Non sapevo di questa bella Storia dei cosacchi. Di questa miserabile povera gente. Che poi parecchi di loro hanno fatto una brutta fine suicidandosi per non ritornare in Russia.

Risposta
Sara 09/04/2022 - 17:00

Eh si…molti di loro si buttarono nella Drava pur di non tornare in “patria”.

Risposta
Sara 29/07/2024 - 17:47

Vero, anche mio papà classe ’38 mi raccontò questo triste evento

Sara 29/07/2024 - 17:53

Locanda Cortiula, Mediis di Socchieve. I Cosacchi occuparono alcune stanze, presero viveri, e poi lasciarono la moglie di un ufficiale, Olga con il suo bambino a convivere con la famiglia. Olga salvò mio padre da una sparatoria avvenuta in oaese. Quando arrivarono gli inglesi, Olga e il bimbo furono strappati alla famiglia e portati via. Mia nonna cercò di salvarli perché la convivenza, era stata pacifica e rispettosa…. Purtroppo erano come loro, gente che aveva perso tutto… Mio padre classe 38vmi racconta di questi episodi che non vanno dimenticati….

Risposta
Sara 02/08/2024 - 11:25

Grazie della sua preziosa testimonianza Sara.

Risposta
Giuseppe 26/02/2025 - 16:16

Mio padre mi raccontava che finita la guerra oltre che passare reparti tedeschi passò un reparto di cavalleria cosacca passarono esattamente nella sinistra Brenta zona Valstagna in direzione Trento si ricordava molto bene dei colbacchi che indossavano e le divise erano taciturni e tristi. Però non ne ho mai trovato riscontro di questo passaggio.

Risposta
Walter 22/01/2022 - 14:38

I Cosacchi sono arrivati anche nella valle del Torre; lo diceva mia mamma che ha rischiato, causa l’inesperienza di un giovane cosacco che stava maneggiando un fucile nella cucina di casa, una schioppettata partita per sbaglio.

Risposta
Sara 26/01/2022 - 09:03

Meno male che non è successo niente! Grazie del commento.

Risposta
Giorgio 22/01/2022 - 16:59

Me lo raccontava mio nonno di Bressa (Campoformido) sono arrivati di notte con carri trainati da buoi sono entrati in tutte le case per mangiare e dormire alla mattina dopo aver fatto razzia nei pollai e nelle stalle sono ripartiti verso la Carnia……,..mio nonno è riuscito a non farli entrare in casa facendo sulla porta una croce con la calce dicendo che c’era una malattia contagiosa …..ma quanta paura !!!!

Risposta
Sara 26/01/2022 - 09:03

Immagino non sia stato piacevole…grazie per aver condiviso questo aneddoto.

Risposta
Christian 16/08/2026 - 08:39

Anche mio padre mi ha raccontato questa storia, era bambino a Bressa.

Risposta
Giovanni Pascolini 24/01/2022 - 00:00

Mi dicono che sono passati per Cividale dove qualcuno è rimasto.Non ne parlano male di loro.

Risposta
Sara 26/01/2022 - 09:02

Grazie della testimonianza.

Risposta
Pier 21/05/2024 - 19:22

Io ho sentito di loro sia in bene e sia in male. In questi giorni mi hanno dato una foto in cui i cosacchi in quei giorni, hanno attraversato un ponte a Malnisio a cavallo dei loro cavalli, tutti in fila come una processione rassegnata e senza speranza. Sulla Drava si sono buttate pure le donne coi bambini.

Risposta
Beniamino 05/02/2022 - 16:35

Una bella testimonianza, non sapevo la storia dei cosacchi in Italia. Si conosce fino a quali comuni presero possesso nel Veneto? Un consiglio per un libro che tratti le realtà di quegli anni. Grazie

Risposta
Sara 07/02/2022 - 14:43

Buongiorno, i cosacchi occuparono il Friuli non il Veneto.
Io ho letto il libro di Patrizia Deotto “i Cosacchi in Carnia”.
Cordialmente,
Sara

Risposta
elisa 09/04/2022 - 09:50

Salve i miei genitori sono testimoni ancora viventi dell’arrivo dei cosacchi a Ligosullo Ud) e hanno raccontato la loro storia raccolta da un volumetto edito dalla fondazione bresciana di storia essendo loro da molti anni residenti a Brescia

Risposta
Sara 09/04/2022 - 09:53

Buongiorno Elisa, molto interessante! Sarebbe possibile acquistare questo libro? Mi interesserebbe la loro testimonianza.

Risposta
Ulisse 26/04/2022 - 13:41

Grazie Sara, tutto MOLTO interessante, qulcosa sapevo, ma queste integrazioni sono preziose

Risposta
Sara 26/04/2022 - 15:19

Mi fa piacere ti sia piaciuto questo articolo. Grazie del commento, Sara

Risposta
Laura 05/05/2022 - 18:54

Sono oggi di visita a Lienz- Austria, e ho letto oggi sui cosacchi, una triste storia. Grazie per suo articolo.

Risposta
Sara 05/05/2022 - 20:12

Si proprio triste e dimenticata. Mi fa piacere abbia apprezzato, grazie.
Sara

Risposta
Emilio Cioni 25/04/2024 - 09:00

Sono Emilio Cioni
Mio padre e mio nonno furono uccisi dai cosacchi nell’ eccidio di ovaro

Risposta
Sara 25/04/2024 - 11:58

Non ci sono parole. Un’altra orribile tragedia. Grazie per la sua testimonianza.

Risposta
Mirella 19/05/2022 - 10:55

La storia dei Cosacchi in Carnia e la loro fine tragica mi hanno sempre commosso. Dopo la lettura di questa testimonianza ho un motivo in più per affermare che è stata una triste storia. Mi è piaciuto molto l’articolo.

Risposta
Sara 19/05/2022 - 11:02

Grazie Mirella. È una testimonianza preziosa che spero sia apprezzata.

Risposta
Martinovich Marina 29/10/2022 - 16:47

Segnalo il libro di Carlo Sgorlon “L’armata dei fiumi perduti” premio Strega nel 1985 che parla dell’armata cosacca che si è insediata in Friuli proveniente dalla Russia.

Risposta
Sara 29/10/2022 - 18:47

Grazie, molto gentile e utile.

Risposta
Flavio Screm 27/03/2024 - 14:48

Mia madre – di Rigolato – mi racconto’ che aveva passato un brutto quarto d’ora perché nel minestrone aveva messo una cotica di maiale quale condimento… poi mi disse che quando sono partiti avevano rivestito le ruote dei carri e gli zoccoli dei cavalli per non far rumore. Fra le tante ricordò che ebbero uno scontro a fuoco con i partigiani sopra Pesariis e, un giovane cosacco che aveva preso possesso in casa loro, lo curò lei perché si era comportato sempre in modo educato…

Risposta
Sara 27/03/2024 - 15:42

Grazie Flavio per questo commento, ritengo sia un bel modo per onorare la memoria dei cosacchi e anche di Sua madre.

Risposta
Edi Coradazzi 27/03/2024 - 18:26

Grazie per la testimonianza.

Risposta
Licia 18/04/2024 - 07:21

Mia madre era di Forni di Sopra. Aveva un ricordo dei cosacchi come di gente rispettosa che nel suo paese non aveva commesso soprusi. Hanno fatto veramente una brutta fine.

Risposta
Sara 18/04/2024 - 08:16

Buongiorno Licia, grazie del commento. Eh si, proprio una brutta fine e una triste storia.

Risposta
Giacomo Pinna 04/06/2025 - 21:35

Giacomo classe 1943……. dai racconti che mi faceva mia madre, il pope cosacco che abitava nella nostra casa, a Forni Avoltri mi metteva nella sua pelliccia e a cavallo mi portava in giro per il paese e mi cantava una ninna nanna che io non ricordo ma mi era tramandata da un mio cugino. morto anni fa però mi è stata ricantata in viva voce dopo tanti anni da una signora di Ligosullo ed ora è registrata……… mia madre poco prima di morire nei momenti di lucidità si ricordava dei mongoli (cosi erano chiamati) ” chissà che fine avranno fatto chei Biats”

Risposta
Sara 05/06/2025 - 08:04

Buongiorno Giacomo,
Grazie del suo ricordo e testimonianza!
Sarebbe bello ascoltare la registrazione.
Cordialmente,
Sara

Risposta
Michele Rella 05/07/2025 - 11:53

Michele, classe 1943. Sono nato a Collina di Forni Avoltri. Complimenti per l’articolo e per i relativi commenti. Da noi solo ruberie di foraggio e di viveri. Si temevano gli incendi dei fienili. Mia nonna per salvare le poche provviste di casa aveva sparso in vari punti al di fuori di casa (in te cort) la creolina , una sostanza dall’odore pungente, che veniva usata come disinfettante durante le epidemie. i Cosacchi stavano lontani da quelle case ,perchè temevano il tifo o altre malattie infettive.
Oltre al Museo di Timau, andrebbe visitato il piccolo cimitero Cosacco che si trova a Peggetz sulla riva della Drava, poco distante da Lienz, il capoluogo dell’Ost-Tirol. Non sembra un cimitero, bensì un giardino!… per le cure volontarie ed amorose prestate per anni da Frau Patzold a quelle poche sepolture. Tra i vialetti di ghiaia non si nota un’impronta, non un filo d’erba appassito, non una foglia gialla a terra, ma si percepiscono solo i colori dei fiori, il silenzio ed il respiro del vento, in un’atmosfera incantata che sa di Paradiso.. Quel Popolo senza terra, ha sempre desiderato che i “Loro Giusti” riposassero nella pace della natura… tra i papaveri, il grano ed i girasoli…

Risposta
deborah 11/07/2026 - 19:26

sto leggendo l’ultimo libro di Ilaria Tuti ” Ed è un poco la notte e un poco l’alba”. Parla proprio di quel periodo,così mi sono incuriosita e mi sono imbattuta nella tua pagina. Un racconto interessante,grazie al signor Pio e a te per avercelo trasmesso. ti seguo anche su FB. Spero di riuscire un giorno ad unirmi per un uscita. buona serata.

Risposta
Sara 16/08/2026 - 19:58

Ciao Deborah! Grazie del tuo seguito e commento che apprezzo tanto!
Ci vedremo sicuramente tra i sentieri o i luoghi del nostro Friuli Venezia Giulia!
Ciao, Sara

Risposta
Rinaldo Delpero 28/07/2026 - 11:57

SARA Mandi! Sono RINALDO DELPERO, bibliotecario in Val di Pèio, Trentino nord occidentale, sotto le montagne dell’Ortles Cevedale, Parco Nazionale dello Stelvio. Qui i principali ricordi e memorie storiche del ‘900 sono legate alla Grande Guerra di cui Peio fu fronte ghiacciato di prima linea, con la Battaglia del San Matteo, la più alta di ogni dove e di sempre!
Ho molto apprezzato il tuo lavoro di recupero della testimonianza della presenza dei COSACCHI in CARNIA, di cui conoscevo qualcosa da letture qui in Biblio. Sono “incappato” in questo tuo articolo per ricerca di documentazione al riguardo, in quanto stavo estraendo una scheda di approfondimento da inserire nel libro novità sull’argomento (che certamente conosci):
ILARIA TUTI “ED È UN POCO LA NOTTE E UN POCO L’ALBA” Longanesi giugno 2026.
In altri commenti hai già segnalato il più noto e autorevole romanzo:
CARLO SGORLON “L’ARMATA DEI FIUMI PERDUTI” Mondadori 1985, Premio STREGA 39.ma edizione.
Così ti integro la bibliografia: sono andato alla ricerca di un altro libro-romanzo sul tema che ricordavo avere in biblioteca e che forse non conoscevi. Si tratta di un nome alquanto noto in letteratura e cinematografia:
FOLCO QUILICI “LA DOGANA DEL VENTO” Mondadori 2011: una vicenda di amicizia ed amore che arriva ai nostri giorni!
In questa maniera contribuisco in parte (ma sicuramente ci saranno altri testi sull’argomento …) ad un possibile percorso di lettura romanzata sul fatto storico che tu hai così efficacemente riportato per merito del testimone PIO CELLA “biblioteca vivente”, che pure ringrazio!
Gracie pal to lavor e un bracal dai “Monti di Trento” come che al cjantave De Andrè!
Inmò MANDI da Rinaldo / Val di Pèio.

Risposta
Sara 16/08/2026 - 19:57

Mandi Rinaldo! Grazie mille per aver condiviso informazioni ed uno scritto che non conoscevo! Sto proprio ora leggendo il libro della Tuti, mi sta piacendo molto.
Sono contenta che il mio lavoro sia apprezzato anche al di fuori della mia regione! Un saluto friulano, Sara

Risposta

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