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Doro Gjat

Doro Gjat: scrutando “Orizzonti Verticali”

da Sara
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L’artista di Tolmezzo ha appena lanciato il suo secondo album da solista

Sabato 19 maggio a Villa Manin ci sarà la presentazione ufficiale del nuovo disco di Doro Gjat, all’anagrafe Luca Dorotea. Torzeando l’ha intervistato per voi!

Orizzonti Verticali, il nuovo album di Doro Gjat

Orizzonti Verticali, il nuovo album di Doro Gjat

S: Caro Doro Gjat, subito una domanda a bruciapelo. Qual è il tuo sogno nel cassetto?

DG: Il mio sogno nel cassetto è di duettare con Cristiano De André e cantare la canzone di suo padre Spiritual. De André era un ateo che ha cercato Dio tutta la vita. La ricerca della spiritualità è un tema sempre vivo che mi affascina molto. Per me De André è il re dei cantautori italiani.

S: Quindi ti ispiri a lui?

DG: Beh si, ma non solo. La stampa ed i fan fanno fatica a classificarmi. Io mi colloco in una “zona grigia” tra rap e cantautorato. Ambisco a stare a metà strada tra 2Pac e De Andrè. Il primo è stato un leader molto carismatico per la comunità afro americana. Ha avuto un’influenza su generazioni intere. La stessa cosa che ha fatto De André: è un artista che tocca i sentimenti delle persone. Sono quegli artisti eterni che coinvolgono tante generazioni perché la loro poetica è stata in grado di arrivare al cuore degli ascoltatori. Anch’io tramite l’importanza delle parole voglio arrivare al cuore della gente.

S: Come nasce Doro Gjat?

DG: Sono nato con il gruppo Carnicats, ormai tredici anni fa. Negli anni ’90 ascoltavamo rap ed eravamo in “quattro gatti” a farlo. Da lì il mio nome d’arte: “Doro”, dal mio cognome Dorotea e “Gjat” che in friulano significa gatto. Considero il gatto il mio animale totem.

S: Com’è il tuo rapporto con il Friuli?

DG: Il friulano è uno degli ingredienti della mia musica, ma non è l’unico. Talvolta lo uso nelle mie canzoni perché fa parte della mia formazione. Il mio rapporto con il Friuli è d’amore ed odio. Amo visceralmente casa mia: i paesaggi sopra ogni cosa e anche il modo rude ma caloroso della gente di rapportarsi. Allo stesso tempo sto combattendo per fare in modo che lo stereotipo di friulano venga superato. Infatti al di fuori del Friuli spesso passiamo come una macchietta, come un “fenomeno da baraccone”. Voglio dimostrare invece che anche noi possiamo offrire un prodotto di qualità. Il rapporto con il Friuli è quindi d’affetto ma anche di lotta per cambiare un’immagine di friulano che ci attribuiscono e che molto spesso noi non facciamo abbastanza sforzi per levarci di dosso.

S: Queste sono opinioni degli altri o trovi questa diffidenza anche all’interno del Friuli?

DG: Da quindici anni faccio musica qui sul territorio, in un modo mio, molto personale. Mi ci sono voluti tanti anni per farlo capire alla comunità friulana. Non sento diffidenza, anzi ora sento un grande calore dalla comunità locale. Ho dimostrato di saper fare il mio mestiere e la gente mi supporta. Ho difficoltà all’esterno del Friuli Venezia Giulia nel farmi capire e nel superare i giudizi di quelle persone che pensano che io sia solo “quello che canta in friulano”. I friulani mi vogliono bene e questo mi dà molta forza. I miei fan mi danno l’energia necessaria per avere una mia identità.

S: Parlami del tuo nuovo disco “Orizzonti Verticali”!

DG: Il titolo ha due letture. La prima, letterale, parla dell’orizzonte che ha attorniato e limitato il mio sguardo tutta la vita in modo verticale, ovviamente perché sono nato e cresciuto in montagna. La seconda, quella metaforica, parla di un orizzonte difficile da valicare sia fisicamente ma soprattutto mentalmente. Il disco ruota attorno alla consapevolezza della propria identità, alla difficoltà nel rapportarsi con quello che c’è al di là della linea tra cielo e terra una volta che essa viene valicata. In parole semplici: voglio raccontare della mia vita all’ombra degli orizzonti verticali e della rincorsa dei sogni che sono al di là di questi.  D’altronde tutti noi siamo alla ricerca di concretizzare i nostri sogni, non è vero?

S: Quindi ritorna il sentimento di amore ed odio per la tua terra…

DG: Si, esatto. Canto dell’essere in bilico tra la rincorsa dei propri sogni e l’amore per la mia terra. Io non voglio andarmene da qua, voglio riuscire a fare quello che ho sempre desiderato fare, facendo crescere il mio territorio assieme a me. Sto cercando di fare questo. Sono un po’ frustrato perché come ti dicevo è difficile: far conoscere il mio disco al di fuori del Friuli Venezia Giulia non è semplice. C’è un insieme di fattori che concorrono. Siamo in un’epoca dell’omologazione, dell’appiattimento culturale, la diversità non sempre viene premiata. Voglio portare fuori quella luce che ho dentro. Sto cercando di sovvertire delle leggi di mercato che non mi rappresentano.

Sto facendo un prodotto non allineato col suono di tendenza di adesso in un luogo di provincia. Voglio iniziare dalla mia terra per convincere la gente ad ascoltare la mia musica. Voglio fare come De André, che ha fatto conoscere Crêuza de mä, interamente cantato in genovese, a tutta Italia e non solo. Non è un problema quello di cui parli nelle canzoni quanto di convincere le persone a prestare orecchio.

S: Quali sono i tuoi temi principali? Da dove ti viene l’ispirazione?

DG: Considero la natura come la mia principale fonte d’ispirazione. Gli andamenti delle stagioni, l’acqua, il vento, la pioggia…sono metafore naturalistiche per descrivere qualcosa che in molti possono condividere. “Blu” e “Icaro” sono i due pezzi cardini del disco e raccontano lo slancio verso l’alto. Per scavalcare gli orizzonti verticali, l’unica via d’uscita è mettersi un paio di ali, oltrepassarli e spiccare il volo. Scappare dalle proprie preoccupazioni, sentirsi liberi può essere un tema condivisibile da molti. Questo è l’inizio della canzone Icaro ad esempio:

il cielo sta lì capovolto
un salice piange commosso
il sole che filtra dai rami cadenti
che pare sia oro disciolto.
Se il cielo respira lo ascolto
sogno di corrergli incontro…

La natura è il mio contorno.

Grazie a Luca “Doro Gjat” Dorotea per il tempo dedicato a Torzeando e un augurio che il suo disco “spacchi” e vada al di là degli orizzonti verticali!

Per saperne di più su Doro Gjat, visitate il sito www.dorogjat.com


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