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Statue Torviscosa

Cosa vedere a Torviscosa, città aziendale e di fondazione in Friuli

Sviluppatasi a partire dagli anni Trenta, è un luogo interessante ed insolito da scoprire

da Sara

Nella Bassa Friulana ad una trentina di chilometri a sud di Udine, si trova questa cittadina poco conosciuta e men che meno visitata che a mio parere vale la pena vedere, soprattutto se siete interessati all’archeologia industriale e alla storia del Novecento. Grazie alla giornata nazionale della guida turistica, ho partecipato ad un tour gratuito che mi ha permesso di apprezzare e di capire cosa c’è da vedere a Torviscosa: ve lo racconto in questo articolo.

Un po’ di storia

La località in cui sorge Torviscosa originariamente si chiamava Torre di Zuino. In epoca veneziana queste terre appartenevano alla famiglia Savorgnan – nobile famiglia friulana – ed erano parzialmente paludose ma già dal 1600 sono state soggette a bonifica. A fine ‘800 primi ‘900 i terreni vennero venduti e bonificati ulteriormente per dare spazio alla coltivazione dei cereali.

La SNIA

Un gruppo di imprenditori piemontesi – tra cui spiccava Giovanni Agnelli – fondò la SNIA nel 1917.  SNIA era l’acronimo di “Società di Navigazione Italo Americana” che si occupava di logistica e di commesse belliche: trasportava infatti materiale bellico durante la guerra da un lato all’altro dell’Atlantico. Quando finì la guerra l’azienda dovette rivoluzionare il proprio “core business” per cui si gettò a capofitto nel commercio delle fibre artificiali. Cambiò il nome in SNIA Viscosa ovvero “Società Nazionale Industria e applicazioni Viscosa” e si mise alla ricerca di siti per ricavare cellulosa dalle fibre vegetali. La pianta scelta fu la canna gentile, quella che si trova a bordo dei fossati, delle rogge e dei torrenti. L’azienda cercò quindi un’area per avviarne la coltivazione e la lavorazione.

Per poter intraprendere un’attività industriale la SNIA dovette richiedere l’autorizzazione del governo fascista

Al Duce piacque il concetto di produzione di fibre artificiali con una pianta coltivata in Italia ma il fascismo pose tre condizioni per dare il proprio avvallo:

1. scelta di un luogo logisticamente ben collegato (a Torre di Zuino era ed è presente la linea ferroviaria Trieste-Venezia, adatta per i trasporti);

2. scelta di un luogo con disponibilità di manodopera;

3. non strappare terreni alla coltivazione dei cereali. Per questa terza richiesta la ditta fece un po’ carte false, perché fece passare l’idea che i terreni non erano adatti all’agricoltura, cosa di fatto non vera.


Molte delle informazioni di cui oggi disponiamo ci arrivano dai diari del parroco locale. Quando nel 1938 Mussolini venne a Torviscosa e tenne un discorso incentrato sul fatto che avessero “strappato l’acqua alla terra per darla da coltivare”, il parroco scrisse “non è vero che hanno bonificato tutto loro; si vede che il Duce è stato mal informato”.

Uno dei miti della propaganda sull’autarchia fu il grande successo della canna gentile ma è provato che da questa pianta si può ricavare una cellulosa di bassa qualità. A tal scopo risulta molto più adatto il faggio.

Torviscosa come città di fondazione

Ciò che sicuramente è un dato di fatto è che lo stabilimento diede lavoro a 1500 persone e fu un notevole motore di sviluppo. La SNIA Viscosa costruì, a partire dal settembre del 1938, momento dell’inaugurazione, una vera e propria cittadina in funzione della fabbrica. Torviscosa dunque fu una città di fondazione del trentennio fascista al pari di Sabaudia, Littoria o Carbonia e fece parte del novero dei villaggi operai come Crespi D’Adda o Schio. Essa però fu un unicum: le città fasciste si dividevano in città agricole (come Littoria) o industriali (come Carbonia). Torviscosa invece fu entrambe le cose, sia agricola (per la coltivazione della canna), che industriale (per l’estrazione della cellulosa).

Torviscosa fu anche d’ispirazione per gli artisti dell’epoca: Marinetti, ad esempio, scrisse un poema dedicato all’idea futurista del progetto e della fabbrica.

Poema Marinetti dedicato a Torviscosa

Il poema di Marinetti

La fabbrica: l’edificio principale tra le cose da vedere a Torviscosa

L’architetto che si occupò del piano regolatore fu Giuseppe De Mino, cugino di Franco Marinotti, “padre padrone” di Torviscosa, direttore della SNIA Viscosa, imprenditore molto abile e altrettanto capace nelle pubbliche relazioni. Egli viaggiava moltissimo in Italia e all’estero ma quando aveva tempo tornava nella città con la quale aveva uno stretto legame.

La fabbrica lavorò fino agli anni ’90 poi venne chiusa e passò alla Caffaro. Oggigiorno le aziende presenti sono Bracco, Caffaro Industrie, Halo Industry e Lavanderia Adriatica. Dal momento che è ancora in attività, non è aperta per le visite al pubblico ma dall’esterno si può ammirare la facciata dove troneggiano due statue del 1938 scolpite da Leone Lodi: una rappresenta “la continuità della stirpe del lavoro”, allegoria dell’agricoltura; l’altra, quella col cavallo, si chiama “sintesi di fede, ragione e forza” ed è un’allegoria dell’industria. Il grande cubo posto in mezzo alla piazza è invece degli anni ’70 ed è celebrativo di Marinotti.

Le due torri che si scorgono in lontananza, sono state costruite rispettivamente nel 1938 e nel 1940 e servivano per la produzione del bisolfito di calcio che è necessario per rendere solubile la lignina delle piante. La Snia, sebbene azienda privata, aveva – come abbiamo detto – la necessità di ingraziarsi il regime fascista e in parte lo fece anche ponendo su una delle due torri un fascio littorio che però oggi non è più visibile. Ma sapete perché? Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo decise la destituzione di Mussolini. La mattina seguente gli abitanti di Torviscosa si svegliarono e scoprirono che il fascio era già stato rimosso.

Il teatro e il ristoro

Un aspetto tipico dei regimi autoritari è quello di occuparsi anche del tempo libero dei propri cittadini, il cosiddetto dopolavoro, come veniva definito in quegli anni. La realizzazione del teatro, che fungeva anche da cinema, e del ristoro – una mensa come la chiameremmo oggi – degli impiegati furono un esempio di questa politica. La pianificazione della città di Torviscosa seguì quella che era la stratificazione sociale dell’epoca che prevedeva una divisione molto rigida in classi tant’è che gli operai non potevano consumare i pasti assieme ai colleghi impiegati nei servizi amministrativi.

Al giorno d’oggi nei locali del ristoro c’è un bar con gli arredi dell’epoca.

La facciata del teatro a Torviscosa

Viale Villa

Al tempo si chiamava “viale Giovinezza” e venne ribattezzato dopo la caduta del Fascismo in omaggio al partigiano Villa, morto in giovane età per ideali diametralmente opposti a quelli del Fascismo. La villa all’inizio del viale, sulla destra, era la casa di Marinotti. Era un’abitazione minimale, non lussuosa, con un campanile a vela che in passato ospitava, ovviamente, una campana e leggenda vuole che si facesse rintoccare quando il proprietario rientrava a casa. Si dice che fosse una persona affabile e che andasse spesso a prendere il caffè con i propri impiegati. Adesso la villa è sede di una cooperativa.

Qui c’erano anche le case per gli scapoli e più avanti la piscina pubblica, tutt’ora presente: ristrutturata negli anni ’70, fino ad allora aveva la forma di un fascio littorio. Al centro del viale sono state poste ad ornamento le statue di Leone Lodi, costruite negli anni ’50 e raffiguranti i 4 elementi.

In fondo, secondo il progetto della città, sarebbe dovuta sorgere la casa del Fascio ma non fu mai costruita perché il regime cadde prima.

Piazza del Municipio tra le cose da vedere a Torviscosa

Oggi si chiama piazza del Popolo ma in origine era “piazza Impero”. Negli edifici bassi con i porticati c’erano e ci sono ancora oggi delle botteghe che al piano superiore ospitavano gli appartamenti degli impiegati. La piazza è ispirata a quelle metafisiche dei dipinti di De Chirico ed è caratterizzata dagli stili architettonici cari al regime fascista.

Una curiosità: quando in città si cambiarono i toponimi  il budget limitato non permise di sostituire le targhe le quali vennero semplicemente girate per apporvi i nuovi nomi!

Piazza del Popolo a Torviscosa

La scuola

Si trova sempre sulla piazza e fu uno dei primi edifici ad essere eretti a partire dal 1938. Mussolini venne qui in visita dopo essersi recato a Trieste, Gorizia e Redipuglia. I cineoperatori immortalarono l’evento ma le riprese sono state tutte realizzate a campo stretto e con primi piani perché attorno all’edificio scolastico non c’era ancora nulla…di fatto la città era ancora vuota, in corso d’opera, e per le regole della propaganda questo non doveva essere mostrato al pubblico.

La scuola di Torviscosa

Le case, edifici particolari da vedere a Torviscosa

Le “case del caprolattame”, materia prima per il nylon, vennero costruite all’inizio degli anni ’60 e furono riservate ai tecnici. Furono le ultime case costruite dalla SNIA. Le “case colombaie” invece erano destinate agli operai specializzati o con molta esperienza. La costruzione iniziò nel ’43  per terminare  all’inizio degli anni ’50.  Per gli standard dell’epoca erano considerate abitazioni di lusso: si trattava  di appartamentini bicamere dotati di ogni necessità, persino le lampadine! Gli operai pagavano un affitto molto inferiore rispetto ai prezzi di mercato e veniva detratto direttamente dalla busta paga. Il rovescio della medaglia era che, essendo tutto di proprietà della ditta, se qualcuno perdeva il lavoro perdeva anche la casa. Negli anni ’70 tutte queste abitazioni vennero privatizzate.

Case colombaie a Torviscosa

Le case “colombaie”

Le case gialle furono le prime ad essere costruite ed erano le più semplici ma comunque belle e confortevoli, con il bagno in casa. Le vie portano i nomi delle località in cui la SNIA aveva uno stabilimento.

Le case gialle a Torviscosa

Le case gialle

CID, punto di partenza per conoscere e vedere Torviscosa

Il CID (Centro Informazione e Documentazione) nasce negli anni ’60 come centro direzionale ed è intitolato a Franco Marinotti. Custodisce un ricco patrimonio documentario, una collezione fotografica e grandi plastici. All’interno trovate l’opera d’arte in fibra di cellulosa realizzata da Enzo Mari, uno dei protagonisti del design italiano del secondo dopoguerra. Interessante anche la foto aerea realizzata negli anni ’50 che immortala i campi attorno a Torviscosa. Questi latifondi erano suddivisi tra otto agenzie, ovvero aziende agricole, delle vere e proprie unità aziendali, che costituivano dei microcosmi autosufficienti. Oggi si può visitare l’agenzia di Malisana che conserva ancora il caseggiato con il cortile interno.

All’interno del CID dei pannelli informativi illustrano la storia dell’autarchia, della SNIA, del periodo del Ventennio e delle scelte agricolo-industriali del regime fascista. Presente anche un campionario di fibre tessili artificiali che in realtà non sono state un’invenzione della SNIA, la quale ha però finanziato le ricerche per sfruttarle a livello commerciale. Al piano sotterraneo potete visionare dei plastici che rappresentano tutti gli stabilimenti dell’azienda.

Oggi il CID è aperto su richiesta al comune o in concomitanza di eventi. A questo proposito, vi invito ad iscrivervi alla newsletter della Pro Torviscosa mandando una mail a protorviscosa@gmail.com.

Interessante conoscere anche il Villaggio Roma

che nasce come campo di concentramento per  prigionieri di guerra usati come manodopera per lo stabilimento. Nel villaggio vennero internati soprattutto prigionieri del Commonwealth britannico, in particolare neozelandesi. Il campo di prigionia venne poi trasformato in villaggio operaio.

Un’altra città del Friuli Venezia Giulia costruita attorno ad una  fabbrica ad inizio ‘900 e che probabilmente vi può interessare è Monfalcone, la potete raggiungere in una mezz’oretta d’auto da Torviscosa.

Mi auguro che questo articolo su cosa vedere a Torviscosa vi abbia incuriosito e che cogliate l’occasione per andare a visitarla. Se il post vi è piaciuto, potete condividerlo sui social con un click oppure lasciare un commento.

 

3 commenti

Dirce 04/06/2024 - 20:40

Si, mi è piaciuto. Interessante ed esauriente come sempre. Brava.

Risposta
Giuliano 05/06/2024 - 18:59

Ben illustrato e ancor meglio documentato, stimola la curiosità e invita all’approfondimento. Hai fatto un buon lavoro!

Risposta
Flavio 06/06/2024 - 10:11

Bellissimo articolo, una curiosità, la Snia aveva azionisti anche società inglesi, finita la guerra vollero essere risarciti dagli italiani.

Risposta

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