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bottega artigiana ad Arta Terme

Arta Terme, la meta perfetta per delle vacanze in Carnia

da Sara
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Relax, natura, storia e buon cibo: Arta Terme è anche un ottimo punto base per “torzeare” in Carnia

Ci siamo sempre passati soprattutto d’inverno per andare a sciare sul monte Zoncolan, ma non ci siamo mai fermati. Per noi è stata davvero una scoperta e non vediamo l’ora di ritornarci per continuare ad esplorarla! Stiamo parlando di Arta Terme, nella regione alpina della Carnia ad una quarantina di minuti a nord di Udine. In questo articolo vi racconteremo di cammini che percorrono addirittura una strada romana, di chiese medioevali dove si cela il primo affresco del Friuli e dell’unica distilleria rimasta in Carnia! Non mancheranno anche il cibo tipico, le tradizioni e un’esperienza unica e  davvero rigenerante. Iniziamo!

Essenza, silenzio, autenticità: queste sono solo alcune delle caratteristiche che il consorzio turistico Silent Alps vuole trasmettere al visitatore. Con noi è riuscito appieno nell’intento perché abbiamo trascorso un fine settimana d’estate dove abbiamo incontrato persone vere e scoperto luoghi inaspettati. Se cercate la meta ideale per le vostre vacanze in Carnia, Arta Terme è il luogo ottimale nel quale soggiornare o usare come base per esplorare i dintorni, dove troverete ogni servizio del quale avrete bisogno.

40 chilometri di sentieri tra natura e storia

Dopo aver fatto colazione sotto le fronde dell’ippocastano che ispirò il Carducci a scrivere la poesia “Il comune rustico” – da cui prende il nome l’omonimo albergo ristorante – ci dirigiamo a Piano d’Arta dove ci attende il signor Mauro, titolare dell’hotel Park Oasi.

Profondo conoscitore della storia e della natura di Arta, Mauro ci accompagna in uno dei tanti “tròi”, sentieri, ad anello che si possono fare partendo dal paese e ci racconta della flora e della fauna locali.

Il bosco è ricco di piante termofile spontanee i cui semi vengono “portati in giro” dai picchi e dagli scoiattoli. Noce, nocciolo, corniolo, rovere, castagno sono solo alcune delle specie che possiamo trovare lungo il cammino. Mauro ci spiega come si possono usare le piante in cucina, ad esempio le punte dei frassini o del sambuco si sposano bene nelle minestre; le foglie di fragola invece si possono mettere nei risotti e nelle frittate, dice che sono migliori dell’ortica! Sapete che anche le foglie di primula sono commestibili? Impanate e fritte, come per la salvia, sono il TOP! Dal legno del corniolo poi si fabbricano delle pipe pregiatissime e i frutti di questa pianta si trasformano in marmellata (che, neanche a dirlo, assaggeremo dopo!).

Sara de Colle ad Arta Terme

Passeggiata nei boschi D’Arta

La chiesa dei Re Magi e la strada Iulia Augusta

Sbuchiamo dal bosco e ci appare sulla destra la chiesetta dei Re Magi o anche chiamata dello Spirito Santo che ci provoca un effetto “wow”! Costruita a metà del 1300, venne consacrata nel 1501. La leggenda narra che la giovane Elena di Blasoni trovò della salvia in fiore malgrado fosse inverno e assieme al marito volle costruire questa chiesa (da qui il terzo nome “chiesa della salvia”).

All’interno troviamo nella volta degli affreschi di fine XIV secolo ad opera del pittore bavarese Leonardo Turner. C’è anche il leone di Venezia che ci fa la linguaccia! I colori sono accesi grazie anche all’uso del lapislazzuli. Alle pareti, i dipinti del 1460 raffigurano i Re Magi con sullo sfondo proprio la leggendaria salvia. Il Doge di Venezia che solea venire ad Arta Terme poiché esente dalle zanzare e da malattie pestilenziali, donò il tabernacolo che contiene simboli massonici. Il signor Mauro invece ha scolpito e offerto alla comunità il bel leggio raffigurante l’adorazione dei Magi.

Proseguiamo nel nostro esplorare e prendiamo il “tròi dai Àlzers” che percorre un tratto della strada romana Iulia Augusta. Essa venne costruita appositamente stretta per non togliere spazio alle coltivazioni, ben più importanti! Questa antica via collegava Aquileia al Norico, regione storica che comprende l’attuale Austria centrale, parte della Baviera e della Slovenia nord-orientale.

La strada veniva usata oltre che dai pellegrini anche dai “cramars” (dal tedesco “kram”, merce): essi erano i venditori ambulanti carnici che dal 1600 giravano l’Europa per commerciare le spezie, le stoffe e gli oggetti di artigianato. Questi venivano trasportati a spalla nelle crassigne, mobiletti in legno dotati di cassetti. Una curiosità culinaria: con i rimasugli delle spezie lasciate sul fondo dei cassetti, le donne preparavano i cjarsons come piatto della festa perché celebravano la ricongiunta ai mariti dopo tanto peregrinare.

Giungiamo poi al rio Randìce che ha una storia geologica molto interessante. Pensate che 5000 anni fa diede origine ad un conoide di deiezione sul quale oggi sorge Piano d’Arta. Il signor Mauro ci ha mostrato una roccia con degli ammoniti fossili trovata nell’alveo del rio e ci ha spiegato la storia di questa paleo-frana che potete leggere negli studi del geologo carnico Corrado Venturini.

fossili di ammoniti ad Arta Terme

Fossili di ammoniti

La chiesa dei Templari e…il ritorno goloso a Piano d’Arta!

Arta Terme è conosciuta per le sue acque benefiche, era – ed è – un luogo nel quale trovare ristoro per anima e corpo. Nella chiesa di San Nicolò degli Alzeri, i viandanti e i pellegrini venivano accolti nell’annesso ospitium costruito nel XIII secolo dall’Ordine dei cavalieri di San Giovanni. In questa chiesa – un po’ più spoglia della precedente, ma non meno bella – si dice che si trovi il primo affresco del Friuli! Lo trovate nella parte destra dell’abside ed è di datazione incerta tra il 1000 e il 1100. Quanta storia si respira in questi luoghi che oggi ci sembrano così remoti!

Concludiamo l’anello attraversando il piccolo ma grazioso centro di Piano d’Arta. Passiamo davanti alla casa-opera d’arte dell’eclettico scultore Mario Seccardi e ammiriamo le tipiche case carniche con i loggiati e i sottoportici di influenza veneta.

Torniamo al nostro punto di partenza, l’hotel Park Oasi dove Giovanni e Giorgia – i figli di Mauro – ci attendono con ogni bendidio. Direttamente dal loro orto stuzzicano il nostro appetito con fiori di zucca ripieni e salvia fritta, formaggi ed affettati di Malga Meleit (destinazione che vi racconteremo in un articolo successivo), radic di mont (radicchio selvatico), porcini ed asparagi selvatici sottolio. Non sono mancati sia i piatti della tradizione come i cjarsons sia le rivisitazioni come gli gnocchi di patate viola ripieni al formadi frant. Mi viene l’acquolina in bocca solo a ripensare alle squisitezze che abbiamo mangiato!

Saluto al sole itinerante e i Carnia Greeters

Dopo esserci ristorati un po’ nell’albergo Gardel (peccato non avessimo con noi il costume da bagno perché c’è una bella piscina e un centro benessere al suo interno), ci siamo spostati sull’altopiano del Curiedi, vicino a Fusea a provare un’esperienza del tutto nuova. In un luogo isolato, senza copertura telefonica, ci attendeva l’insegnante Stefania Grillo per praticare l’Hatha Yoga.

Consiste in tecniche di respirazione e movimenti semplici volti a ritrovare il benessere psico-fisico e a sgombrare la mente dai pensieri. Il “saluto al sole itinerante in Carnia” è un progetto che vuole unire lo yoga ad ambienti solitari, particolari, silenziosi. Direi che la Carnia ben s’addice a queste caratteristiche! Superato un primo momento di difficoltà nel trovare la concentrazione, più andavo avanti con la pratica più mi sentivo rilassata. L’assenza di rumori artificiali e di frenesia mi hanno estraniata da ciò che mi stava attorno. Lo voglio rifare! Nella pagina Facebook di Yemovement potete trovare i prossimi appuntamenti.

Durante la seduta di yoga abbiamo conosciuto anche le spumeggianti Cristina e Daniela dei Carnia Greeters. I greeters, dall’inglese “persona che dà il benvenuto”, sono dei volontari che accolgono i turisti e mostrano loro i luoghi del cuore come farebbero con amici o famigliari che vengono a far visita. Chi meglio di loro può regalare chicche, aneddoti e informazioni sul territorio portandovi nei posti meno battuti e per di più in modo gratuito?

L’ultima distilleria della Carnia: il Casato dei Capitani a Cabia

La frazione di Cabia era ad inizio ‘900 la patria delle distillerie dove, già dal tempo della Repubblica marinara di Venezia, si distillava la frutta fresca raccolta nei frutteti attorno al paese. Delle 16 esistenti nel territorio friulano (di cui 14 in Carnia e ben 12 qui a Cabia!) ne è rimasta solo una, quella del Casato dei Capitani. Matteo Gortani e Jessica Fior vi spiegheranno l’interessante processo di distillazione e ovviamente vi faranno assaggiare alcuni dei loro prodotti. La slivovizza, il distillato di prugne, è quello principale ma troverete anche il cuor di pera e di mela e quello che ha conquistato il mio palato, il cuor di pesca! Ci sono anche gli elisir: che siano portatori di lunga vita? Tutti i loro distillati non contengono né coloranti né conservanti e sul loro sito trovate il negozio online, spediscono in tutta Italia!

Le persone che abbiamo incontrato durante questo fine settimana ad Arta Terme hanno fatto la differenza perché abbiamo visitato luoghi e vissuto esperienze che senza di loro non sarebbero state uguali. Grazie alle proposte di Silent Alps, potrete vivere anche voi in prima persona questi ed altri momenti in una terra che – come avete potuto vedere – ha moltissimo da offrire.

Noi ci torneremo sicuramente!

Se avete curiosità o altre proposte da segnalarci, potete lasciare un commento qui sotto. Se l’articolo vi è piaciuto ci farebbe piacere lo condivideste sui social 🙂 Grazie!

Sara de Colle sulla romana Iulia Augusta ad Arta Terme

6 commenti

Maurizio 14/08/2020 - 10:05

Un gran bel lavoro… ben descritto e documentato da splendide fotografie ????

Risposta
Sara 14/08/2020 - 10:17

Grazie Maurizio! Merito dell’organizzazione, dei luoghi e soprattutto delle persone!

Risposta
Giorgio 14/08/2020 - 10:26

Bellissimo articolo, brava, trasuda e sprigiona energia e amore per quei posti!

Risposta
Sara 14/08/2020 - 10:34

Mi fa piacere si siano percepiti questi sentimenti!

Risposta
Dirce e Giuliano 14/08/2020 - 13:12

Non solo mi è piaciuto ma l’ho trovato molto particolareggiato e partecipato. Sei riuscita a trasmettere il tuo entusiasmo e a coinvolgere il lettore, a incuriosirlo e ad invogliarlo ad andare a scoprire di persona i luoghi e le persone che avete documentato con splendide fotografie.

Risposta
Sara 14/08/2020 - 13:19

?grazie, ci fa molto piacere!

Risposta

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