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leone marino che prende il sole

Patagonia, viaggio nella natura primordiale

da Sara
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Dalla steppa di Trelew ai ghiacciai del Parco Nazionale “Los Glaciares”

La Patagonia argentina è uno di quei viaggi che ti mettono in stretto contatto con Madre Terra, che ti lascia sbalordito per via della sua natura indomita e ti fa sentire piccolo ed impotente.

L’Argentina – e il Brasile, del quale vi parlerò – è stata il mio viaggio premio di laurea, ormai dieci anni fa. Dopo aver visitato la caotica Buenos Aires, i miei genitori ed io voliamo a Trelew, prima tappa in Patagonia. Ci meravigliamo subito degli spazi infiniti: tutt’attorno, una landa d’erba e di piccoli arbusti. Solo il passare di qualche guanaco rompe la monotonia del paesaggio.

guanaco della Patagonia

Un guanaco argentino

La steppa patagonica è piatta e ventosa, dà l’idea di essere un ambiente difficile nel quale vivere. Le strade sterrate ci conducono alla Penisola di Valdés dove la steppa incontra l’Oceano Atlantico. Alte scogliere di roccia alternate a spiagge sabbiose ci portano alla scoperta di specie animali mai viste prima. Saliamo in barca a Puerto Pyramides e avvistiamo leoni marini che prendono il sole o giocano con i piccoli, non curanti della nostra presenza.

Punta Delgada, la parte più orientale della Patagonia

L’Armada argentina ha dato in cessione il faro di Punta Delgada, dove si trova l’omonimo “hotel de campo” (qui il link), un luogo sperduto nel quale trovare pace. Salendo in cima al faro, con l’orizzonte sgombro da qualsiasi ostacolo visivo, facciamo una scoperta tanto ovvia quanto stupefacente: notiamo la rotondità del nostro pianeta.

Sulla spiaggia, osserviamo da vicino gli elefanti marini che se ne stanno sdraiati godendo delle ultime ore di sole e troviamo molti scheletri di pinguino. Infatti su questo angolo d’Argentina, i pinguini vengono a morire in solitudine.

Pinguini della penisola Valdes in Patagonia

Pinguini della penisola Valdes

Alla sera, un’altra sensazionale esperienza: vedere la volta celeste dell’emisfero australe. Con un cannocchiale, scrutiamo Saturno ed i suoi anelli e ci catapultiamo sui crateri della luna, avvolti solo dal buio della notte.

El Calafate, punto di partenza per il Lago Argentino

Un altro volo ci porta a El Calafate che sorge sulle sponde del Lago Argentino. Dal costume da bagno e i trenta gradi di Valdés siamo passati ai dieci gradi e al piumino! Visitiamo una estancia, una fattoria, per vedere come si portano al pascolo le pecore e come vengono tosate per poi ricavarne la lana. Il giorno dopo ci aspetta il Parco Nazionale Los Glaciares. La navigazione sul lago ha un impatto forte su di noi perché mano a mano che ci avviciniamo ai ghiacciai iniziano a venirci incontro iceberg di tutte le grandezze e forme. Più il ghiaccio è compatto, più assume un colore blu. Incredibile scoprire quante tonalità d’azzurro può assumere l’acqua!

Spegazzini, Onelli, Upsala e il famoso Perito Moreno

Lingue di ghiaccio scendono dalla catena delle Ande e sciogliendosi formano il Lago Argentino, il terzo lago più grande dell’America Latina. Il colore è lattiginoso per via dei detriti che il ghiacciaio trasporta con sé.

Lago Argentino in Patagonia

Il Lago Argentino

Arriviamo sotto alla parete e ci fermiamo attoniti ad osservare ed ascoltare lo scricchiolio continuo di un qualcosa che sembra immobile ma che in realtà è in continuo movimento. Davanti all’immensità del Perito Moreno ripercorriamo gli studi eseguiti sui libri di scienza: è così che distinguiamo le nevi perenni, identifichiamo il bacino ablatore ed i crepacci e riconosciamo le morene sulle quali non riesce a nascere alcuna vegetazione.

La Patagonia è una terra che ci ha ricordato un po’ l’Islanda (qui capirete il perché). Anche in questo luogo, Madre Natura è la protagonista indiscussa e l’uomo è un insignificante spettatore della sua imponenza.

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